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Inoltre Bach scrisse un certo numero di cantate profane, di solito da eseguire in manifestazioni civili come le inaugurazioni dei consigli municipali. Queste includono anche una cantata nuziale, la ''Cantata dei contadini'' e la ''[[wikipedia:it:Schweigt stille, plaudert nicht|Cantata del caffè]]''.
Inoltre Bach scrisse un certo numero di cantate profane, di solito da eseguire in manifestazioni civili come le inaugurazioni dei consigli municipali. Queste includono anche una cantata nuziale, la ''Cantata dei contadini'' e la ''[[wikipedia:it:Schweigt stille, plaudert nicht|Cantata del caffè]]''.
==Arte di vivere: una riflessione sull'armonia==
{{Citazione|A lungo, ho avuto paura di Bach. Lo vedevo severo, alto, perfetto, integro, implacabile, dal giudizio più giusto che benevolo, come il Dio dell’Antico Testamento che, al di sopra di nuvole nere e corrucciate, tiene in una mano il fulmine, nell’altra la tavola delle leggi.  Bach m’impressionava. Pensavo di non meritare Bach. Quando qualcuno mi diceva di adorarlo, io stringevo le spalle, cosciente di trovarmi di fronte a uno spirito dalla moralità superiore; a fior di labbra confessavo allora il mio amore per Mozart, Schubert, Chopin, Debussy, consapevole di non citare che dei prossimi, dei teneri, dei sensuali - dei fratelli, insomma, non il Padre! Tuttavia, quando la sua musica mi sorprendeva, sfuggita da una radio, inserita in un film, io l’amavo spontaneamente. Essa mi pareva viva, effusiva, profonda, procurandomi una emozione senza mezzi termini.  Appena mi si spiegava che era Bach, avevo un senso di colpa: se l’avevo spontaneamente amato, allora l’avevo mal amato! Per forza! Con gli anni, collezionavo dei brani favoriti di Bach in un giardino segreto, protetto da mura, al riparo di tutti, senza parlarne mai; era un frutteto fresco, verde, gioioso, dai colori netti e delicati, dai frutti succosi, gustosi. Io amavo Bach nella vergogna. Nella vergogna di me. Nella vergogna d’essere un adoratore indegno. Poi, un giorno - o piuttosto una notte - nel deserto del Sahara, mi è stata donata la fede. A partire dal momento in cui ho creduto in Dio, i miei rapporti con Bach sono cambiati -a dire il vero, tutti i miei rapporti sono cambiati, ma è un’altra storia. Johann Sebastian Bach è divenuto un compagno spirituale, qualcuno che esprimeva in modo definitivo e musicale ciò che io cominciavo appena a sentire.  Non si parla mai del ruolo dei musicisti nella nostra vita spirituale; questo è tuttavia così grande, così intenso. Bach parla di un universo dove Dio è evidente. Quando lo si ascolta, si è di fronte a un mondo ordinato, colmo di senso, dotato di una vitalità senza fine. Io ero nato anemico in una civiltà nichilista. Con Bach divenni robusto in un universo pieno. Di brano in brano, faceva salire dei gradini alla mia fede.  Perché? Perché Bach non ha paura dei sentimenti semplici. È senza dubbio per questo che m’impressionava tanto. Osa essere allegro, gioioso, rallegrarsi! Non esita a gridare Gloria o Magnificat. Molto spesso, la maggior parte delle volte, la sua opera esprime questo sentimento teologico, la gioia, questa riconoscenza d’esistere, questo giubilo del debito. «Gesù, che la mia gioia rimanga».  Quando si sfoga, è coltivandone l’emozione, non il pathos. Enuncia sentimenti che ci legano agli altri, non quelli che ci isolano -stringendo i legami tra noi. Se parla della morte, è per consentirvi, per accoglierla, «Vieni, dolce morte». In musica, grazie a lui, io medito serenamente sul trapasso. Anche se è più spaventosa della vita, la morte è pure un presente; come dobbiamo imparare a ricevere il dono della vita, così dobbiamo imparare a ricevere il regalo della morte. Su questo soggetto difficile, vi consiglio di immergervi per ore nelle armonie di Bach, ne uscirete pacificati, cresciuti dall’essere divenuti più piccoli.  Colette, un giorno, aveva chiamato Bach «la divina macchina da cucire». Come sua abitudine, aveva ragione: come un’umile cucitrice al servizio di Dio, Bach lavora sulla trama dell’universo, ha confidenza nella sua solidità, passa del tempo ad assemblarne gli elementi, a prendersi cura dei dettagli. Come una sarta, lavora per noi, non per sé. Vuole che ci sentiamo bene nei suoi abiti musicali: gesti fluidi, fiducia nelle cuciture, fede nella resistenza dei materiali, eleganza discreta e, soprattutto, la possibilità di danzare senza distruggere niente, danzare per ore per vivere la gioia.|Eric-Emmanuel Schmitt, [[Wikipedia:it:Avvenire|Avvenire]], 2/3/2008}}

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Johann Sebastian Bach
Johann Sebastian Bach.jpg
Elias Gottlob Haussmann, Ritratto di Johann Sebastian Bach 1748, olio su tela - Lipsia, Bach-Archiv

16° Thomaskantor di Lipsia
Durata mandato 15 maggio 1723 –
28 luglio 1750
Predecessore Johann Kuhnau
Successore Johann Gottlob Harrer

Dati generali
Firma Firma di Johann Sebastian Bach

Johann Sebastian Bach (pronuncia tedesca [ˈjoːhan zeˈbastjan ˈbax],[1] in italiano spesso pronunciato /ˈbak/[2]; Eisenach, 31 marzo 1685[3]Lipsia, 28 luglio 1750) è stato un compositore e musicista tedesco del periodo barocco, 16° Thomaskantor di Lipsia dal 1723 alla morte.

Considerato uno dei più grandi geni nella storia della musica,[4] le sue opere sono notevoli per profondità intellettuale, padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi e per bellezza artistica. La sua fama è dovuta all'ampio e magistrale utilizzo del contrappunto e all'organizzazione armonica e tematica delle sue opere e all'inclusione di temi e motivi sacri (specialmente dalla musica sacra del culto luterano) e profani, oltre che alla capacità di padroneggiare i diversi stili nazionali (principalmente lo stile tedesco, quello italiano e quello francese, che approfondì). È considerato uno dei massimi maestri dei generi musicali del canone, della cantata e della fuga.

Bach fu polistrumentista (suonava sia strumenti a tastiera sia ad arco, anche se era noto principalmente come organista) e compositore estremamente prolifico (l'indice delle sue opere, il Bach-Werke-Verzeichnis o BWV, supera il migliaio di titoli) sia di musica strumentale sia di musica vocale; compose per strumenti a tastiera decine di opere per organo (tra cui preludi, toccate, fughe, fantasie, sonate, adagi, concerti, i Preludi corali di Lipsia, l'Orgelbüchlein), clavicembalo (come il celeberrimo Clavicembalo ben temperato e le Variazioni Goldberg) e per complessi orchestrali (ad esempio i Concerti Brandeburghesi); dall'altra parte, oltre cento cantate, la Passione secondo Matteo, l'Oratorio di Natale, la Messa in Si minore e la Passione secondo Giovanni. L'Offerta musicale da lui donata a Federico II di Prussia e l'incompiuta Arte della fuga sono oggi considerate tra le opere più complesse e articolate della musica occidentale e due dei suoi vertici più elevati. Compose sia musica sacra sia didattica sia assoluta e un ruolo marginale ha nella sua opera la musica profana e secolare.

Operò una sintesi mirabile fra lo stile tedesco (di cui erano stati esponenti, fra gli altri, Pachelbel e Buxtehude) e le opere dei compositori italiani (particolarmente Vivaldi, del quale trascrisse numerosi brani, assimilandone soprattutto lo stile concertante).

La sua opera costituì la summa e lo sviluppo delle varie tendenze stilistico-compositive della sua epoca. Il grado di complessità strutturale, la difficoltà tecnica e l'esclusione del genere melodrammatico, tuttavia, resero la sua opera appannaggio solo dei musicisti più dotati e all'epoca ne limitarono la diffusione fra il grande pubblico, in paragone alla popolarità raggiunta da altri musicisti contemporanei come Händel o Telemann.

Dopo la sua morte, per motivi imputabili sia alle oggettive difficoltà tecnico-esecutive sia al cambio nel gusto imperante, la sua opera fu sostanzialmente dimenticata per quasi un secolo, sebbene celebri compositori quali Mozart e Beethoven ebbero modo di conoscerne e apprezzarne lo stile. Nel 1829 l'esecuzione della Passione secondo Matteo, diretta a Berlino da Felix Mendelssohn, riportò alla conoscenza di un vasto pubblico la qualità elevatissima dell'opera compositiva di Bach, che è da allora considerata il compendio della musica contrappuntistica del periodo barocco.

A lui sono dedicati l'asteroide 1814 Bach, il cratere Bach e l'omonima maglia sulla superficie di Mercurio.

Religiosità

La musica religiosa è stata al centro della produzione di Bach per gran parte della sua vita. Le centinaia di opere sacre che ha creato sono viste solitamente come manifestazioni non solo del suo mestiere, ma di una relazione veramente devota con Dio.[5] Egli aveva insegnato il Piccolo Catechismo di Lutero come Thomaskantor a Lipsia, e alcuni dei suoi pezzi lo rappresentano;[6] il corale luterano fu la base di gran parte del suo lavoro. Nell'elaborazione di questi inni nei suoi preludi corali, ha scritto opere più convincenti e strettamente integrate rispetto alla maggior parte dei suoi contemporanei, anche quando erano molto lunghe. La struttura su larga scala di tutte le principali opere vocali di Bach è la prova di sottili ed elaborati progetti di creare un'espressione religiosamente e musicalmente potente: ad esempio la Passione secondo Matteo, come altre opere del suo genere, non solo illustrava la Passione con testi biblici che si riflettevano in recitativi, arie, cori e corali, ma, nel comporre quest'opera, Bach ha creato un'esperienza complessiva che è stata trovata musicalmente elettrizzante e spiritualmente profonda.[7]

Alla fine di ogni sua composizione, soprattutto a quelle religiose ma anche ad alcune di quelle secolari, appose la firma "S.D.G." ossia "Soli Deo Gloria".[8] In omaggio a Bach, la frase fu scelta anche da Sir John Eliot Gardiner per il nome della sua etichetta discografica dopo essere andato via da Archiv Produktion, per continuare e completare il suo progetto sulle cantate di Bach. La canzone di Aaron Shust del 2009 dal titolo "To God Alone (be the Glory)" fu ispirata dalla stessa firma apposta da Bach in fondo alle sue partiture musicali.[9]

Molto devoto alla fede luterana, Bach pose molta attenzione nella musica sacra e gli inni luterani furono alla base di molte sue composizioni. Il suo interesse per la liturgia lo portò alla realizzazione di composizioni sacre elevatissime sia dal punto di vista tecnico sia da quello qualitativo.

Le cantate

Esclusi i periodi di quaresima e avvento, Bach eseguì una cantata diversa ogni domenica alla chiesa di San Tommaso a Lipsia, scritte su un tema che corrispondeva alle letture sacre della settimana, come stabilito dal calendario dell'anno liturgico della chiesa luterana.[10] In totale compose oltre 300 cantate sacre, di cui circa 195 giunte fino a noi.[11]

Le cantate variano molto nella forma e nella strumentazione le une dalle altre. Alcune sono per cantante solista, altre sono per il coro; alcune sono per orchestra, altre solo per pochi strumenti. Il loro formato standard, comunque, comprendeva un grande coro di apertura, seguito da recitativi e arie per solisti, o duetti, e un altro corale conclusivo. Il recitativo era parte della lettura della settimana della Bibbia e l'aria era una riflessione su di essa. Fra le cantate più note la Christ lag in Todesbanden BWV 4, la Ich hatte viel Bekümmernis BWV 21, la Ein feste Burg ist unser Gott BWV 80, la Ich habe genug BWV 82, la Actus Tragicus BWV 106, la Wachet auf, ruft uns die Stimme BWV 140 e la Herz und Mund und Tat und Leben BWV 147.

Inoltre Bach scrisse un certo numero di cantate profane, di solito da eseguire in manifestazioni civili come le inaugurazioni dei consigli municipali. Queste includono anche una cantata nuziale, la Cantata dei contadini e la Cantata del caffè.

Arte di vivere: una riflessione sull'armonia

«A lungo, ho avuto paura di Bach. Lo vedevo severo, alto, perfetto, integro, implacabile, dal giudizio più giusto che benevolo, come il Dio dell’Antico Testamento che, al di sopra di nuvole nere e corrucciate, tiene in una mano il fulmine, nell’altra la tavola delle leggi. Bach m’impressionava. Pensavo di non meritare Bach. Quando qualcuno mi diceva di adorarlo, io stringevo le spalle, cosciente di trovarmi di fronte a uno spirito dalla moralità superiore; a fior di labbra confessavo allora il mio amore per Mozart, Schubert, Chopin, Debussy, consapevole di non citare che dei prossimi, dei teneri, dei sensuali - dei fratelli, insomma, non il Padre! Tuttavia, quando la sua musica mi sorprendeva, sfuggita da una radio, inserita in un film, io l’amavo spontaneamente. Essa mi pareva viva, effusiva, profonda, procurandomi una emozione senza mezzi termini. Appena mi si spiegava che era Bach, avevo un senso di colpa: se l’avevo spontaneamente amato, allora l’avevo mal amato! Per forza! Con gli anni, collezionavo dei brani favoriti di Bach in un giardino segreto, protetto da mura, al riparo di tutti, senza parlarne mai; era un frutteto fresco, verde, gioioso, dai colori netti e delicati, dai frutti succosi, gustosi. Io amavo Bach nella vergogna. Nella vergogna di me. Nella vergogna d’essere un adoratore indegno. Poi, un giorno - o piuttosto una notte - nel deserto del Sahara, mi è stata donata la fede. A partire dal momento in cui ho creduto in Dio, i miei rapporti con Bach sono cambiati -a dire il vero, tutti i miei rapporti sono cambiati, ma è un’altra storia. Johann Sebastian Bach è divenuto un compagno spirituale, qualcuno che esprimeva in modo definitivo e musicale ciò che io cominciavo appena a sentire. Non si parla mai del ruolo dei musicisti nella nostra vita spirituale; questo è tuttavia così grande, così intenso. Bach parla di un universo dove Dio è evidente. Quando lo si ascolta, si è di fronte a un mondo ordinato, colmo di senso, dotato di una vitalità senza fine. Io ero nato anemico in una civiltà nichilista. Con Bach divenni robusto in un universo pieno. Di brano in brano, faceva salire dei gradini alla mia fede. Perché? Perché Bach non ha paura dei sentimenti semplici. È senza dubbio per questo che m’impressionava tanto. Osa essere allegro, gioioso, rallegrarsi! Non esita a gridare Gloria o Magnificat. Molto spesso, la maggior parte delle volte, la sua opera esprime questo sentimento teologico, la gioia, questa riconoscenza d’esistere, questo giubilo del debito. «Gesù, che la mia gioia rimanga». Quando si sfoga, è coltivandone l’emozione, non il pathos. Enuncia sentimenti che ci legano agli altri, non quelli che ci isolano -stringendo i legami tra noi. Se parla della morte, è per consentirvi, per accoglierla, «Vieni, dolce morte». In musica, grazie a lui, io medito serenamente sul trapasso. Anche se è più spaventosa della vita, la morte è pure un presente; come dobbiamo imparare a ricevere il dono della vita, così dobbiamo imparare a ricevere il regalo della morte. Su questo soggetto difficile, vi consiglio di immergervi per ore nelle armonie di Bach, ne uscirete pacificati, cresciuti dall’essere divenuti più piccoli. Colette, un giorno, aveva chiamato Bach «la divina macchina da cucire». Come sua abitudine, aveva ragione: come un’umile cucitrice al servizio di Dio, Bach lavora sulla trama dell’universo, ha confidenza nella sua solidità, passa del tempo ad assemblarne gli elementi, a prendersi cura dei dettagli. Come una sarta, lavora per noi, non per sé. Vuole che ci sentiamo bene nei suoi abiti musicali: gesti fluidi, fiducia nelle cuciture, fede nella resistenza dei materiali, eleganza discreta e, soprattutto, la possibilità di danzare senza distruggere niente, danzare per ore per vivere la gioia.»

(Eric-Emmanuel Schmitt, Avvenire, 2/3/2008)
  1. Duden Aussprachewörterbuch, 6ª ed., Mannheim, Bibliographisches Institut & F.A. Brockhaus AG, 2006.
  2. Luciano Canepari, Bach, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  3. Ovvero il 21 marzo 1685, secondo il calendario giuliano, in uso nella Germania protestante all'epoca della nascita di Bach. Il calendario gregoriano entrò là in vigore il 18 febbraio 1700 (che fu seguito immediatamente dal primo marzo). p. 525 Christoph Wolff, Johann Sebastian Bach: The Learned Musician.
  4. "The 50 Greatest Composers of All Time"|https://www.classical-music.com/features/composers/50-greatest-composers-all-time
  5. Fuller Maitland, J.A., ed. (1911). "Johann Sebastian Bach". Grove's Dictionary of Music and Musicians. 1. New York: Macmillan Publishers. p. 154..
  6. Leaver (2007), pp. 280, 289–291.
  7. Huizenga, Tom. "A Visitor's Guide to the St. Matthew Passion". NPR Music. National Public Radio. Archived from the original on 27 February 2012. Retrieved 25 February 2012..
  8. Butt John (a cura di), The Cambridge Companion to Bach, in Cambridge Companions to Music, Cambridge University Press. [1]
  9. Boyd, p. 122.
  10. Boyd, p. 130.